foto di Simone Cipriani © riproduzione riservata
8

Ponte sul Rio

I Briganti nel territorio di Ceserana intorno al 1500.
audioguida 

In questo luogo così ameno ed isolato si pone l’attenzione su un aspetto particolare della storia di questo territorio, vale a dire il periodo intorno al 1500, quando Ceserana fu per anni in mano ai briganti. La presenza dei briganti in Garfagnana fu uno dei principali problemi con i quali si confrontò l’allora governatore estense, il celebre scrittore e poeta Ludovico Ariosto. 

Riprendiamo la vicenda dei briganti a Ceserana dalla parole dello storico locale Raffaello Raffaelli. 

“Quindi i molti facinorosi, all'ombra appunto delle rócche commettevano furti, prepotenze, omicidii e delitti d'ogni maniera, come avvenne a Ceserana, dove, sul declinare del secolo XV, era un covo di tristi, che fatta lega con Antonio e Donnino di Montebiotto, con Pietro da Castagnola e con altri forestieri amici di Gregoretto di Valle, tenevano in timore colle minacce quella tranquilla popolazione, alla quale nel mese di settembre del 1494, avevano rubate nelle selve tutte le castagne. Il Comune ne informava il Duca di Modena Ercole I, pregandolo a provvedere con forti misure alla pubblica sicurezza. Ma a ben poco approdarono le rimostranze dell'Autorità locale. Imperciocché circa 20 anni appresso troviamo in Ceserana un rifugio di banditi e di assassini, i quali si bruttavano d'ogni misfatto, e formavano il terrore del povero paese ... Erano allora celebri Nicodemo e Minello Fiorentini, Giuliano figlio di Pellegrino del Sillico, Baldone fratello di Giuliano, ed il terribile Moro. I due ultimi aveano condotte in moglie due sorelle e tenevano in Ceserana una casa a comune, ove davano ricetto ai banditi, ad onta della comminatoria fulminata dall'Ariosto di esser loro arsa la casa stessa. Fra i molti delitti citiamo la uccisione di un cotale Ser Frediano, e l'assassinio di un Prete pisano, i cui danari, 100 ducati, furon partiti in casa del Moro, che n'ebbe una buona porzione. L'Ariosto nelle sue lettere del 25 aprile, 28 maggio, e 15 giugno 1523 al Duca fa una pittura ben dolorosa dell'audacia e delle colpe di quei malandrini e del timore che avevano incusso al paese, specialmente per le minaccie di Giulianetto, dei fratelli del Moro e di altri banditi che ivi avevano lor sede, e che, colla intelligenza di alcuni da Castelnuovo, eransi fatti tiranni di quel luogo.”

crossmenuchevron-down