foto di Simone Cipriani © riproduzione riservata
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Mulino della Cerreta

La produzione locale di farine quale mezzo di sostentamento per la popolazione nei secoli passati
audioguida 

Nei secoli passati la sopravvivenza delle popolazioni montane era legata alla produzione di farine, che fossero di castagne o di cereali. Fosciandora non faceva eccezione. Un territorio coperto in gran parte da selve di castagni consentiva una significativa produzione di farina di neccio; il territorio collinare non era invece particolarmente adatto alla coltivazione dei cereali, tuttavia nei pochi tratti pianeggianti e nei terrazzamenti si coltivavano grano, granturco, segale, farro, avena. Da documentazione di archivio e da riferimenti bibliografici (Gian Mirola ed Ivano Stefani) si desume che nel 1868 c’erano sul territorio ben 15 mulini ad acqua, ridotti a 11 nel 1875. Per avere un’idea dei quantitativi, desumendo dai dati della tassa sul macinato del 1869, si evince che in quell’anno furono macinati 360 quintali di grano, 430 di granoturco e segale, 1260 di altri cereali compresi legumi secchi e castagne; la produzione maggiore era assicurata dal Mulino del Comune in località Salotti sul fiume Ceserano.  A parte piccole strutture sui torrenti Ribonosori e Rio, la maggior parte dei Mulini erano posti lungo il Ceserano ed il Rimonio. Alcuni di essi erano dotati di più macine, da utilizzarsi a seconda del prodotto da macinare; in questo senso il più importante era il Mulino di Sotto (detto anche Molin Vecchio), posto sotto Lupinaia lungo il Rimonio, con ben 4 diverse macine funzionanti. Comunque lungo il torrente Rimonio ed i suoi affluenti i mulini erano diversi; tra questi il Mulino della Cerreta, del quale vediamo restano i ruderi ed alcune tracce dei condotti per l’afflusso ed il deflusso dell’acqua. 

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