foto di Simone Cipriani © riproduzione riservata
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Lupinaia – Castagneto

La castagna: cultura e coltura
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I castagni occupano quasi il 50% del territorio comunale, questo può far capire l'importanza che ha avuto nella storia questa pianta, anche detta l'albero del pane: introdotta dai romani, nei secoli ha avuto il ruolo di mantenere gli abitanti della valle. 

Il castagno è una pianta coltivata, che in età giovane viene innestata con qualità selezionate nel tempo (pontecosi, verdone, carpinese, pelosole, cesarucca, etc) 

La gran parte della raccolta veniva impiegata nella produzione della farina di castagne. 

La  farina di castagne è servita a sfamare persone e animali che vivevano nella valle e per secoli ha offerto sostentamento a intere generazioni di contadini. 

Da metà ottobre fino alla fine di novembre si raccolgono le castagne che vengono poste all'interno di una struttura in pietra chiamata metato. Solitamente posto all'interno del castagneto,  il metato è un edificio su due livelli, adibito ad essiccatoio, dove al piano inferiore viene acceso un fuoco che produce molto fumo, mentre al secondo piano vengono poste le castagne ad essiccare su cannicciati. Il fuoco viene alimentato quotidianamente mattina e sera, per almeno quaranta giorni, con grandi ceppi di castagno. Una volta che le castagne sono completamente secche vengono sbucciate con una lavorazione a macchina e portate al mulino locale per la frantumazione. Nella seconda metà del XIX secolo erano attivi sul territorio comunale almeno 11 mulini ad acqua. 

Del castagno è nota la sua longevità, può arrivare a più di 500 anni, ma altrettanto nota e la qualità del legno che viene usata da secoli per travature, mobili, pali per le vigne.

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