foto di Simone Cipriani © riproduzione riservata
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Fosciandora - Parco Pucci

La battaglia della Maese tra Lucchesi ed Estensi
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Come noto Fosciandora è stato spesso territorio di confine; in particolare durante la dominazione estense alcuni paesi erano  sotto il dominio del Ducato di Modena (Ceserana, La Villa, Migliano, Fosciandora), mentre altri erano Lucchesi (Riana, Treppignana, Lupinaia). Il paese di Fosciandora era forse uno dei più vicini al confine e quindi tra i più esposti alle battaglie tra gli eserciti dei due Stati. Uno degli episodi più cruenti fu forse quello del 1583 che va sotto il nome di “battaglia della Maese” dal nome di una località posta tra Fosciandora e Lupinaia. 

“Nel 1583 gli eserciti estensi, con squadre di Fiumalbo e Pievepelago guidate da valorosi comandanti, volsero all’assalto di Lupinaia. In un primo tempo sembrò che Lupinaia potesse resistere, ma poi gli Estensi ebbero la meglio ed il paese fu incendiato. La settimana successiva, temendo la vendetta dei Lucchesi, fu rinforzato dagli estensi il presidio di Ceserana. Nel frattempo le milizie di Perpoli e Riana meditavano da tempo di vendicare l’incendio di Lupinaia, mettendo in cenere il paese estense di Fosciandora. L’impresa era comunque difficile, visto che Fosciandora era fortificata con due forti che servivano da baluardi, presidiata da un buon numero di soldati e protetta dai presidi limitrofi della Rocca di Ceserana e della Torre di Migliano. I Lucchesi ricorsero quindi ad un abile stratagemma; radunarono la loro milizia composta da circa 400 soldati in un punto prestabilito sotto Lupinaia, in località Maese. Poi alle una di notte, una squadra scese ad appiccare un fuoco in località Pretale, villa posta sotto Ceserana.  Gli estensi scesero tutti  verso il Pretale per contrastare immediatamente gli incendiari e lasciarono Fosciandora priva di difesa.. Appena compreso che lo stratagemma aveva funzionato, i Lucchesi si buttarono all’assalto di Fosciandora. Prima furono attaccati i Forti esterni. Le poche milizie rimaste non opposero resistenza e si rifugiarono al centro del paese. La campagna circostante, le capanne e le abitazioni della cerchia esterna furono avvolte in un incendio gigantesco, tanto che sembrava bruciassero anche i sassi e l’acqua. Nel giro di due ore tutte le case e capanne adiacenti furono distrutte, con morti anche tra lo madri di bambini e tra i vecchi. La vendetta lucchese si era consumata”.

Le ricostruzione fu completata nel 1606, quando il paese fu cinto di mura, protette da torri e provvista di 5 solide porte. 

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