Gli abitanti di Ceserana detti “Cigerani” sono noti in tutta la Garfagnana per una serie di “storielle” che tenderebbero a mettere in evidenza la loro stoltezza e dabbenaggine. Questo elemento della tradizione popolare tramandata oralmente è stato oggetto di interessanti studi negli ultimi decenni; è venuto alla luce che queste storielle accomunano diverse località del territorio nazionale, tanto che negli anni novanta si radunarono a convegno i cosiddetti “Paesi degli Sciocchi”. Le storielle sono numerose; in questo luogo detto “Fontana Salata” ne evidenzieremo alcune; altre ne troverete all’interno del piccolo museo adiacente la Chiesa di Ceserana.
I CESERANI SALARONO UNA FONTANA.
Ai tempi in cui il sale costava caro, i Ceserani pensarono bene di salare una “fontana”, così non avrebbero piu’ avuto bisogno di andare continuamente a comprare il sale; sarebbe bastato prendere l’acqua per dare sapore ai cibi. Acquistarono sacchi e sacchi di sale e poi iniziariono a rovesciarli nella fontana, contenti di aver finalmente risolto, una volta per tutte, il problema del sale. Il giorno dopo le massaie andarono a prendere l’acqua convinte che la polenta sarebbe venuta saporita al punto giusto … ma ahimè!! Tutto risultò sciocco; con l’acqua corrente se ne era andato anche tutto il sale!
I CESERANI VOLLERO DAR DA BERE AL PIOPPO.
Sopra la Fontana Salata cresceva un bel pioppo, ma un giorno i suoi rami più alti cominciarono a seccare; i poveri Ceserani disperati pensarono che avesse sete. Presero una lunga scala e salirono sul pioppo, appendendosi poi tutti in file ad un ramo alto, sperando di riuscire a piegarlo tanto da immergerlo nella fontana. Ad un certo punto il primo, preso dalla fatica, decise di sputarsi nelle mani e mollò un attimo la presa, facendo cadere tutti a terra. Erano tutti aggrovigliati e non sapevano più quali fossero le gambe e le braccia di ognuno. Passava di lì un “frate cercon” che sentendoli lamentare si avvicinò, prese il suo bastone e cominciò a menare legnate sui Ceserani. Questi ultimi cominciarono a gridare “Ahi Ahi la mì gamba!! Ahi Ahi il mì braccio”. Ed ognuno in questo modo ritrovò le proprie gambe e braccia.