foto di Simone Cipriani © riproduzione riservata
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Bosco del Rimonio

Folletti e strani esseri
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Il bosco ha sempre rappresentato una fonte d’ispirazione dell’immaginario popolare; folletti, gnomi, fate, streghe e streghi, spiriti, morti, altri strani esseri hanno popolato nella tradizione i nostri luoghi. Alcuni di questi personaggi con un aspetto simpatico e positivo, altri invece assolutamente negativi, cattivi, che alimentavano anche le cosiddette “paure”.

Molti studiosi hanno approfondito gli aspetti leggendari legati alle tradizioni popolari di queste vallate; tra questi, il Prof. Oscar Guidi, ha raccolto su Fosciandora una testimonianza che parla di come i vecchi di una volta, per fare paura ai bambini, dicevano che c’era l’Ossongamba. Questi portava via i bambini, era come un animale. Viene ricordato come uno spirito magro e secco, rifinito da metter paura. Altri autori definiscono l’Ossongamba come un Lemure, segnalato anche in Versilia, di aspetto pallido e di una magrezza spettrale, riconducibile forse agli spiriti dei morti del mondo mitologico-religioso latino.

Ma il simbolo dell’immaginario in Garfagnana è probabilmente il Buffardello, folletto un po’ maligno, un po’ burlone, parente stretto del linchetto lucchese.  Chi lo descrive come un bimbo, chi come un vecchio con la barba bianca, ma sempre vestito di rosso. I suoi dispetti preferiti erano intrecciare inestricabilmente le code e le criniere delle bestie oppure tirare le coperte e sedersi sul petto delle persone che dormono, provocando loro brutti incubi. Per liberarsi dai suoi dispetti, così dice la tradizione popolare, bisogna mangiare mentre si è al cesso, così il folletto schifato non si farà più vedere. Altre volte si manifesta sotto forma di uno sbuffo di vento che si diverte a scompigliare ogni cosa.

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